Gli itinerari

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Lustra – Moio della Civitella

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Patrimonio culturale

Storia

Novi Velia (la seconda parte del nome è stata aggiunta dopo l’unità d’Italia nella errata convinzione

che qui nel medioevo si fossero rifugiati fuggiaschi di Velia) occupa un colle (648 m. slm) alle falde del Monte Gelbison in una eccezionale posizione panoramica su tutta la vallata sottostante.

La prima notizia su Novi contenuta nei documenti risale ancora ad età longobarda, agli inizi del secolo XI (1005), quando è menzionata con il nome di Nobe a proposito di terre concesse dal principe longobardo di Salerno Guaimario IV al monastero di S. Barbara della vicina Ceraso. Al principio del XII (1003), in età normanna, Novi risulta essere sede di una baronia molto estesa che comprendeva i territori di Cuccaro, Gioi, Magliano e Monteforte, che però già agli inizi del XIII secolo era ridotta alla sola Novi. Dai primi signori, i de Magnia, nel 1272 passò alla famiglia Marzano, quindi ai de Petruciis, ai Carafa e poi ai Pignatelli. Questi ultimi, nel 1526, ottennero dall’imperatore Carlo V, la formazione dello Stato di Novi, che comprendeva quattro baronie: Novi, Cuccaro, Goi e Magliano. Ultima famiglia di feudatari fu quella degli Zattara, di origine genovese, che acquistò il feudi nel 1614. Nel corso dei secoli XVII-XIX Novi fu più volte scelta quale sede dei vescovi della diocesi di Capaccio.

Evidenze storico-artistiche

È questa terra murata all’antica con torrioni la maggior parte diruti e in alcune parti le case li servono per mura. Vi sono tre porte, una detta de’ Lombardi, l’altra di S. Giorgio, e l’altra di S. Nicola. Così l’abitato di Novi è descritto in una stima del feudo redatta nel 1660.

Il centro abitato si sviluppa sulle pendici di un colle che era circondato da una cinta muraria e al quale si accedeva tramite tre porte ricordate nella relazione del 1660 e ancora oggi riconoscibili. La cima del colle è occupata da un potente torrione quadrato (donjon) di età normanna, facente parte del complesso del castello che nel XIV secolo fu donato da Tomaso Marzano ai monaci Celestini, fatti venire a Novi in onore del papa Celestino V, mentre veniva costruito un nuovo palazzo baronale. Quest’ultimo, oggi trasformato in abitazioni private, si presenta nella sua fase di rifacimento della metà del XVIII secolo. Al palazzo si accede da un ampio portale che immette nel cortile. Davanti al palazzo si apre la piazza del seggio, dominata dal torrione normanno.

Il convento dei Celestini (o di S. Giorgio), di fronte al palazzo baronale, nell’assetto attuale, assunto nel XVII secolo, è articolato su due livelli, intorno ad un chiostro con pozzo centrale. Sorgendo sulla sommità della collina, la situazione morfologica ne ha condizionato lo sviluppo, determinando livelli di imposta diversi per le singole ali dell’edificio. L’ingresso al convento avviene attraverso un portale in pietra, al termine di una rampa che si imbocca da via S. Giorgio (foto 12). La Chiesa di S. Giorgio, di origini trecentesche, è posta in corrispondenza dell’ala sud del monastero dei Celestini, al quale diede nome. La chiesa dava il nome anche alla porta dalla quale avveniva l’accesso a questa parte dell’abitato, certamente la più importante. Il monastero divenne subito molto potente, dotato di grandi proprietà terriere, derivanti, tra l’altro, proprio dal patrimonio della chiesa di S. Giorgio. I Celestini, ai quali venne affidato anche il santuario del Monte Gelbison, acquisirono subito una grande importanza. Dopo la soppressione del monastero, avvenuta nel 1807, l’edificio venne affidato alla curia vescovile che lo trasformò in seminario. Il vasto complesso, in parte restaurato negli ultimi decenni, attende una sua destinazione. Al di fuori di porta S. Giorgio si trovava la chiesa dell’Annunziata, risalente al XV secolo, alla quale era annesso un ospedale.

Il centro storico di Novi si dipana tra questa zona sommitale e quella della chiesa di S. Maria dei Lombardi, collocata a ridosso della cinta muraria, in prossimità della porta dei Longobardi.

La chiesa di S. Maria dei Lombardi (o dei Longobardi), che si contrapponeva alla chiesa di S. Maria dei Greci, di rito greco, rimanda alla presenza a Novi dei Longobardi, ai quali forse si deve la sua fondazione. Si tratta dell’edificio religioso più importante di Novi ed ebbe anche il ruolo di cattedrale nei periodi in cui il paese fu sede vescovile. Per questo motivo la chiesa, nel XVIII secolo, subì delle modifiche, tra le quali la trasformazione a tre navate e la realizzazione del soffitto ligneo dipinto, mentre nella facciata romanica venne chiuso il rosone per fare posto all’organo e alla cantoria. Nel XVII secolo la chiesa, infatti, era ancora ad una sola navata con cinque cappelle, come si legge nell’apprezzamento del feudo del 1660 (La Chiesa di S. Maria dei Lombardi consiste in una nave e cinque cappelle con suo altare maggiore). Alle cappelle si riferiscono, molto probabilmente, alcuni resti di affreschi cinquecenteschi nella navata di sinistra. Nella navata di destra si trova la cappella dedicata a S. Maria di Costantinopoli, voluta dal vescovo Tommaso Carafa nel XVII secolo.

Al suo interno la chiesa raccoglie importanti opere pittoriche e scultoree: una Adorazione dei Magi di Cristoforo Faffeo (1497), un polittico di Giovan Filippo Criscuolo (1540), un dipinto su tavola raffigurante la Madonna con Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e S. Giovanni Battista (1550 circa). Tra le sculture lignee si segnalano la statua di S. Margherita (inizi XVI secolo), la statua raffigurante la Madonna del Sacro Monte (inizi XVII secolo).

La cripta conserva gli affreschi raffiguranti la Natività di Cristo (inizi del XV secolo) e un gruppo scultoreo dell’Annunciazione (prima metà del XVIII secolo).

Nella piazza antistante la chiesa di S. Maria dei Lombardi si apre la porta dei Greci. Poco oltre si trovava la chiesa di S. Maria dei Greci, sicuramente una delle più antiche di Novi, ancora ben riconoscibile nelle sue linee architettoniche, oggi adibita ad oratorio. La chiesa fu in funzione fino al XVII secolo quando fu soppressa e annessa al palazzo vescovile, fatto costruire dal vescovo Nicolai che per primo che scelse Novi come sua sede, trasformando un palazzo gentilizio precedente e facendo dipingere sulla volta dell’ingresso il suo stemma. Annessa al Palazzo vescovile si trova la Cappella di San Pietro in Vincoli.

Sulla cima del Monte Gelbison (o Monte Sacro) che, con i suoi 1705 m slm, è una delle principali vette del Cilento, sorge il santuario della Madonna del Sacro Monte o Madonna di Novi. Si tratta di uno dei sette santuari mariani del Cilento, tutti ubicati su cime o pendici montane, costituenti una sorta di “sistema”, popolarmente indicato come “Le sette sorelle”: la Madonna del Granato (Monte Vesole Sottano, Capaccio), Madonna della Stella (Monte della Stella, Sessa Cilento), Madonna della Civitella (Monte della Civitella, Moio della Civitella), Madonna del Carmine (Monte del Carmine, Catona), Madonna della Neve (Monte Cervati, Sanza), Madonna di Pietrasanta (Monte Pietrasanta, S. Giovanni a Piro).

Il santuario, da secoli meta di pellegrinaggio dal Cilento e dalle aree limitrofe durante i mesi estivi, secondo un recente accordo con la Curia Vescovile di Vallo della Lucania, è riconosciuto come frazione del Comune di Novi Velia, mentre le aree riservate al culto restano di proprietà della Curia.

L’esistenza del santuario è documentata a partire dagli inizi del XIV secolo, ma la tradizione gli attribuisce un’origine molto più antica. La prima notizia risale agli inizi del XIV secolo (1308-1310), quando è ricordato come S. Maria de Monte Novo. Poco dopo, nel 1323, Tomaso Marzano,  signore di Novi, lo diede in concessione al convento dei Celestini di Novi Velia.

L’apprezzo del feudo di Novi del 1660 ricorda anche la chiesa di S. Maria del Monte, la cui facciata venne completata nel 1709 ad opera dei Celestini che, soppresso il loro monastero (1807), dovettero lasciare il santuario che passò alla Curia vescovile.

A metà del XIX secolo gli edifici del santuario erano molto malmessi. Grandi lavori di ristrutturazione ed ampliamento furono avviati nel 1890, con la costruzione dell’albergo per i pellegrini e l’ampliamento della piazza e della chiesa, la cui inaugurazione avvenne nel 1912; nel 1930 fu invece inaugurato il nuovo campanile. Contestualmente vennero realizzate le altre opere di accesso, mentre nel 1952 si avviò la costruzione della strada che consente di raggiungere il santuario in auto con un percorso di circa 10 km partendo da Novi Velia.

La strada termina in prossimità di uno spiazzo, che funge anche da parcheggio, dove si trova uno dei tanti monti di pietà”, formati dall’accumulo delle pietre portate dai pellegrini che raggiungono il santuario a piedi, in segno di penitenza. Da questo punto un percorso costituito da un tratto di strada e poi da una serie di rampe lastricate, lungo le quali sono distribuite le stazioni della via crucis, ed altri monumenti votivi conduce all’area del santuario, posto sul punto più alto della vetta del monte. Un primo piazzale, contrassegnato dalla presenza di una croce e dall’incombere di alcuni dei tanti monoliti che caratterizzano l’area e legati a tradizioni e leggende relative al santuario e alle sue origini, spesso dai nomi evocativi (pietra della Madonna, zampa di cavallo ecc..), è sovrastato da una grande croce in tralicci di ferro, alta 35 m e illuminata di notte visibile da tutto il circondario. Il tratto della strada che conduce al piazzale ove si trova la chiesa è fiancheggiato, sulla destra, dall’edificio destinato ad accogliere i pellegrini, mentre sulla sinistra costeggia il complesso degli edifici conventuali. Superato l’accesso, sulla sinistra, agli ambienti che si sviluppano al di sotto di questo edificio e variamente denominati (grotte o cripte dei monaci), pertinenti, alle fasi precedenti la ristrutturazione novecentesca di tutto il complesso, ci si immette nel piazzale sommitale, sul quale prospetta sia la chiesa dedicata alla Madonna del Sacro Monte sia, di fronte, la chiesa di S. Bartolomeo, ricostruita nel 1723, e l’isolato campanile. La chiesa dedicata alla Madonna è tre navate divise da colonne in pietra con volta a botte decorata da affreschi; nel presbiterio si trova la statua lignea della Vergine seduta con Bambino.

Dalla vetta del monte si gode uno straordinario panorama sulle vallate e sui monti circostanti, ma anche sul mare e sulla costa. Le sue pendici sono ricoperte da boschi prevalentemente di castagni e faggi e sono caratterizzate da numerose sorgenti che danno origine a corsi d’acqua che un tempo alimentavano mulini ed anche una centrale idroelettrica, ben conservata, quasi all’inizio della strada carrabile che dal paese conduce al santuario che è raggiungibile anche seguendo il vecchio sentiero lastricato e a tratti sistemato a gradoni, per un percorso di circa 7 km.

Il santuario rimane aperto ai pellegrini per tutto il periodo estivo, dall’ultima domenica di maggio alla prima di ottobre.

Patrimonio ambientale

Monte Sacro e dintorni

Monte Sacro e dintorni Il Sito di Interesse Comunitario “Monte Sacro e dintorni” si estende per 9.633,73 ettari e presenta una variazione altimetrica che va dai 450 metri s.l.m. ai 1705, rientrando nella tipologia dei siti montano‐collinari. Ne fanno parte, sia pure parzialmente, i comuni di Novi Velia, Cannalonga, Rofrano, Montano Antilia, Laurito, Laurino, Campora, [...]

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