Monte San Giacomo

TYPOLOGIES

Sicignano – Padula

DIFFICULTY

MIN. AGE

Patrimonio culturale

Storia

Sito, collocata sulla catena montuosa occidentale del Vallo di Diano, ai piedi del Monte Cervati, la cittadina di San Giacomo, denominata Monte San Giacomo dal 1860, è legata sin dalle sue più antiche testimonianze alle vicende politiche e militari dello Stato di Diano, di cui rappresentava uno dei cinque casali. Dal 1120 passò alla Contea di Marsico, cui appartenne fino al 1230, anno in cui subentrarono i potenti Sanseverino, che conclusero il loro dominio nel 1540. In seguito all’acquisizione del privilegio di Diano entrò nelle proprietà di Giulia Caracciolo, marchesa di Brienza, per poi passare ai Villano, Marchesi di Polla, poi ai Calà di Diano e infine nel 1801 a don Vincenzo Schipani. Formatosi originariamente sulla collina del Piazzale, l’abitato si estese a partire dal XV sec. fino alla Fontana, dove cominciò a formarsi il centro principale dell’insediamento e venne innalzata la Chiesa di San Giacomo: spicca nell’attuale via Michele Aletta il Palazzo Marone, un’antica dimora nobiliare a tre livelli con cortile interno che ha assolto la funzione di residenza baronale, ristrutturata nel corso del XIX sec. Altri edifici nobiliari, per lo più impreziositi da portali in pietra, riflettono l’espansione dell’abitato verso l’Ariella protrattasi fino al XIX sec., richiamando la preminenza delle famiglie locali di rilievo: i Gorrese, i Marone, i Nicodemo. Il paese è asceso alle cronache nazionali per l’eccidio avvenuto il 6 Gennaio 1933, in cui terminò nel sangue un’improvvisata protesta messa in campo da pastori e contadini.

Due siti archeologici di età pre-protostorica sono stati esplorati nell’area montana a ovest e sud-ovest del paese, lungo la via che si inoltra sulle pendici del monte Cervati.

Grotta di Vallicelli

A 1200 metri di quota, allla base degli Scanni dei Vallicelli che costituiscono l’ultimo contrafforte orientale del monte Cervati, è stata esplorata una piccola grotta che ha restituito dati paletnologici di grande innteresse: le frequentazioni più recenti si datano all’età del Bronzo antico (2200-1650 a.C.) e sono precedute da testimonianze dell’Eneolitico (2800-2200 a.C.) e del Neolitico medio (5500-4200 a.C.). Al di sotto dei livelli più superficiali, nei quali è presente anche uno strumentario in ossidiana, è stata scoperta una potente stratificazione del Pleistocene superiore, con industria litica del Musteriano (Paleolitico medio 50.000-40.000 anni dal presente) che testimonia la presenza dell’uomo di Neanderthal a un’altitudine raramente attestata dalla ricerca archeologica moderna. Il sito ospitava certamente una stazione estiva per l’approvvigionamento di selvaggina e pellame e, nelle fasi più recenti dell’età del Bronzo, per l’alpeggio delle mandrie. Le ricerche condotte nel 1999 e 2000 hanno suscitato grande interesse, attraendo anche risorse comunitarie per l’istituzione di un centro didattico museale sulla pre-protostoria del Cervati; purtroppo, il notevole investimento non è bastato a ultimare il progetto scientifico e le strutture finora realizzate vengono usate con intelligenza e passione per il turismo escursionistico.

Inghiottitoio di Tempa di Tornicelle (o di Variacarla)

La cavità si trova non lontano dalla strada che si percorre per raggiungere Vallicelli, a 980 metri di altitudine.

La formazione carsica è stata più volte esplorata, ma non indagata con scavi sistematici e non è attualmente accessibile se non agli speleologi. L’ipogeo è lungo circa 50 metri e, a parte i cunicoli, consta di una grande sala con focolari e resti di pasto dove stazionavano pastori-cacciatori dell’età del Bronzo antico e medio (2200-1350 a.C.), e di un recesso poco discosto con gli scheletri di due individui ivi sepolti. Questo sito inaccessibile avrebbe potuto trovare una illustrazione intelligente e affascinante nel progettato nucleo didattico di Vallicelli.

Evidenze storico-artistiche

La Chiesa principale del paese, dedicata a San Giacomo, è il risultato di una profonda ricostruzione avvenuta nel corso del XX secolo, che ha tuttavia mantenuto l’ossatura di quella preesistente del XVI secolo: è costituita da un’unica navata con presbiterio e abside con coro ligneo. Degne di nota tra le opere d’arte conservate al suo interno sono una tela raffigurante l’Adorazione dei pastori risalente al XVII sec., un’altra più tarda raffigurante L’incontro di Maria ed Elisabetta e un busto del Santo patrono Giacomo, opera dell’artista veneto Giacomo Colombo (Este 1663-1731). Sita accanto alla Chiesa Madre di San Giacomo, venne realizzata una fontana pubblica con il concorso di tutta la cittadinanza nel 1593 per monumentalizzare un’antica sorgiva, come ricorda l’iscrizione latina appostavi. Realizzata in pietra di Padula, è adornata da tre mascheroni da cui defluisce l’acqua.

Risalente al XVIII sec. è invece la Cappella di San Gaetano, eretta sui resti di una casupola rurale per comune concorso della cittadinanza: come dichiara una lastra marmorea posta sulla sommità del portone d’ingresso, non vi era concesso asilo. Affrescata a guazzo nel soffitto dell’aula sacra da una raffigurazione della Vergine con San Gaetano e il Bambino, ricondotta a un artista vicino al pittore pollese Nicola Peccheneda (1725-1804), conserva al suo interno due edicole. con busto in legno policromo di San Francesco Saverio e San Pasquale.

Fuori dall’abitato si trova invece una cappella campestre, dedicata alla Madonna dei Cerri: la sua fondazione, cui sono connesse diverse leggende popolari legate a un intervento della Madonna di Costantinopoli, risale alla fine del XVIII sec., con il nome di Santa Maria delli Valloni. Presenta nella facciata il simulacro della Madonna Protettrice dei Boschi. La prima domenica dopo la Pentecoste si tiene una lunga processione attraverso boschi e altopiani per restituire il quadro votivo della Madonna di Costantinopoli, trasferito nei giorni che precedono la ricorrenza all’interno della Chiesa Madre.

Patrimonio ambientale

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