Gli itinerari

Gli itinerari

Dominanza del sistema agricolo estensivo in aree non irrigue

Queste aree sono caratterizzate dalla presenza di superfici destinate all’agricoltura di tipo estensivo caratterizzata da sistemi erbacei e arborei oltre che da una significativa presenza di prati permanenti e pascoli. I sistemi erbacei sono basati prevalentemente su colture cerealicole e soprattutto sul grano duro e tenero (Triticum durum Desf., Triticum aestivum L.) e sulle foraggere destinate all’alimentazione zootecnica, oltre che su piccole superfici destinate a leguminose da granella tra cui la cicerchiella (Lathyrus cicera L.). I sistemi arborei sono soprattutto legati alla coltivazione dell’olivo (Olea europea L.), della vite (Vitis vinifera L.) e del fico (Ficus carica L.). Nei campi e lungo i bordi delle strade è molto facile incontrare il papavero  (Papaver rhoeas L.).

Grano

Nome botanico: Triticum durum Desf (grano duro), Triticum aestivum L. (grano tenero) Famiglia: Graminacee Nome in inglese: Wheat

Il nome Triticum deriva dal greco tritum “battuto”, per l’usanza di battere il frumento per separare il chicco dalla spiga.

Il grano è stato coltivato sin dall’era neolitica nell’area geografica della Mezzaluna Fertile tra il Tigri e l’Eufrate. Da qui è stato poi portato in tutto il mondo.

È una pianta annuale con l’apparato radicale fascicolato, formato da numerose radici a sviluppo uniforme, il fusto eretto (culmo) costituito da nodi e internodi; ad ogni nodo è inserita in posizione alterna una foglia lineare, lanceolata con la guaina che avvolge il culmo. L’altezza della pianta è variabile e dipende dalla specie e dalla varietà (da 1 metro nelle varietà più moderne, a 1,50 o più in quelle più antiche). L’infiorescenza è una spiga che a maturazione porta i frutti, cariossidi (chicchi).

Al genere Triticum appartengono molte specie ma quelle più importanti sono il T. durum (grano duro) e il T. aestivum (grano tenero), generalmente utilizzati per preparare rispettivamente la pasta e il pane.

Nel passato venivano coltivate nell’area cilentana alcune varietà di grano duro (Saragolla) e tenero (Carusedda o Carosella, Risciola) che stavano per scomparire. Oggi i “grani antichi” sono stati recuperati e rimessi in coltivazione per ottenere prodotti di pregio tradizionali, utilizzando mulini a pietra e lievito madre.

Il ciclo di coltivazione del grano si svolge nel periodo autunnale-primaverile. La semina si effettua in autunno e la raccolta a fine primavera/inizio estate quando le cariossidi hanno raggiunto la maturazione piena.

Cicerchiella

Nome botanico: Lathyrus cicera L. Famiglia: Leguminosae (Fabaceae) Nome inglese: Red Pea, Red Vetchling

L’etimologia del nome dialettale maracuoccio deriva dal semitico mar che sta per “amaro” e dal latino cuoccio che significa “baccello”, quindi baccello amaro.

La cicerchiella è un legume piccolo simile a un pisello con forma squadrata, di colore che va dal verde scuro al rossastro screziato, di gusto amarognolo. Per secoli è stato coltivato su terreni soleggiati e calcarei, come alimento per il bestiame ma anche come fonte proteica per le popolazioni più povere o nei periodi di carestia. È una pianta erbacea annuale che viene seminata in autunno e raccolta in giugno. I semi, come quelli di altre cicerchie, contengono una neurotossina che diventa dannosa soltanto quando il legume viene consumato in quantità molto elevate e con grande frequenza.

Il maracuoccio di Lentiscosa era una specie a rischio di estinzione. Oggi è un presidio Slow Food; viene utilizzato per preparare la “maracucciata” (polenta ottenuta cuocendo una farina composta per metà da maracuoccio e per metà da grano, ceci, farro, favino e cicerchia).

Olivo: l’albero del mediterraneo

Nome botanico: Olea europea L. Famiglia: Oleaceae Nome dialettale: auliva Nome inglese: Olive tree

L’olivo è un albero molto longevo ed infatti è possibile trovare individui millenari. Originario dell’Asia, è conosciuto fin dall’antichità; rappresenta l’albero mediterraneo per eccellenza.

E’ un albero sempreverde, con radice principale a fittone profondo e radici avventizie più superficiali ma ben ancorate al terreno, e può arrivare fino a 10/15 metri di altezza. Il tronco è espanso, nodoso, spesso cavo con rami che si espandono verso l’alto formando una chioma densa, corposa grigio-argentea. La corteccia è grigio-verde. Le foglie si formano sul ramo dalla primavera all’autunno, sono di colore verde opaco nella pagina superiore invece più argenteo in quella inferiore. Hanno forma lanceolata, acuminate alla punta, coriacee, semplici e opposte. I fiori bianco- giallino a forma di imbuto sono raccolti in piccole pannocchie all’ascella delle foglie. I frutti sono drupe carnose con buccia sottile, ovoidali (olive) di colore che varia dal verde al nero violaceo a maturazione, con nocciolo legnoso e polpa oleosa. La maturazione avviene in autunno.

Dalle drupe, per spremitura, si estrae l’olio, alimento principe della dieta mediterranea.

L’olivicoltura da secoli interessa il territorio cilentano rappresentando una importante risorsa per la popolazione. Le varietà maggiormente rappresentate sono Rotondella e Salella oltre a Pisciottana, Ogliarola, Frantoio e Leccino. L’olio prodotto ha avuto il riconoscimento come Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) Cilento, è di colore giallo paglierino, dal gusto dolce con note appena percettibili di amaro e piccante. Ha un lieve sentore fruttato con note di mela e foglia verde.

CURIOSITA’ E USI

Il nome deriva dal greco oleia - “olivo”.

L’oliva salella ammaccata del Cilento è Presidio Slow Food, La varietà Salella matura un pò prima delle altre e viene utilizzata per preparare le “olive ammaccate”. Si scelgono le olive più polpose ma ancora verdi, si ammaccano con una pietra e si denocciolano una per una. Poi si immergono in acqua per 4/-5 giorni, avendo cura di cambiare l’acqua ogni giorno. Trascorso il tempo si mettono in una salamoia preparata con acqua, sale, alloro, finocchietto selvatico per alcuni giorni. Infine si scolano bene e si conservano ben pressate in un barattolo con origano, aglio e olio

Le foglie di olivo sotto forma di infuso o tintura madre hanno proprietà antisettiche, astringenti, ipotensive ad azione calmante L’olio d’oliva è molto usato in cosmesi per la preparazione di creme, saponi, lozioni per la ricchezza in vit. E con attività antiossidante e nutriente. Gli scarti della potatura si possono utilizzare per tingere i tessuti ottenendo un bel giallo olio.

Vite

Nome botanico: Vitis vinifera L. Famiglia: Vitaceae Nome inglese: Grapevine

Il nome deriva dal latino vitis “tralcio”, l’epiteto vinifera deriva dal latino vinum e fero ”portare”, dunque pianta che porta frutti usati per vinificare.

La vite è una pianta arborea rampicante che per crescere si attacca a vari tutori (sostegni) mediante i viticci. Dal fusto si dipartono numerosi rami, detti tralci. Le foglie, a forma di cuore, sono palminervie, formate da cinque lobi principali più o meno profondi; esse costituiscono un elemento diagnostico molto importante per il riconoscimento dei tipi di vitigno. I frutti sono bacche (acini) contenenti i semi (vinaccioli) e sono di forma e colore variabili: gialli, viola o bluastri, raggruppati in grappoli.

Tra gli antichi vitigni del Cilento bisogna citare l’Aglianicone, portato in Italia con molta probabilità dai Greci. È stato considerato in passato una variante del più noto Aglianico; in realtà è più vicino al Ciliegiolo ed è imparentato con il Montepulciano. Attualmente è oggetto di ricerca per ottenere un vino di qualità.

Fico

Nome botanico: Ficus carica L. Famiglia: Moraceae Nome inglese: Figs

Il nome deriva dal greco sykon "fico".

Il fico è un albero a foglie caduche con tronco nodoso e ramificato e corteccia liscia di colore grigio. Le foglie sono alterne, palminervie (con le nervature principali disposte come le dita di una mano) con superficie ruvida e margine dentato di colore verde scuro nella pagina superiore, ricoperte di peluria in quella inferiore. I fiori sono piccolissimi e racchiusi nel ricettacolo dal quale si origina l’infruttescenza commestibile (il fico), detta anche siconio, di colore verde o violaceo che contiene all’interno i veri frutti, piccolissimi. La maturazione dei fichi avviene in primavera/estate (fioroni) e a fine estate con frutti più piccoli ma più dolci. I fichi vengono consumati freschi o essiccati.

Si tratta di una pianta adattata a vivere in ambienti aridi, che cresce anche sui muri e sulle rocce fino agli 800 metri s.l.m.

Papavero

Nome botanico: Papaver rhoeas L. Famiglia: Papaveraceae Nome inglese: red poppy

Il termine papaver deriva probabilmente da “pappa”, in riferimento all’antica usanza di aggiungerlo al cibo dei bambini per farli dormire.

Il papavero è una pianta annuale spontanea con radice fusiforme, fusto eretto di circa 40/80 cm esile e ricoperto di peluria. Le foglie sono alterne e picciolate. Il fiore è singolo con petali rossi e con la caratteristica macchia nera al centro rappresentata dai numerosi stami. È una pianta infestante, tipica dei campi di cereali. Cresce dal mare fino alle zone submontane, ai margini della campagna e delle scarpate, nei terreni incolti. L’utilizzo popolare del papavero è un decotto che veniva somministrato ai bambini nervosi per farli riposare. Ha proprietà sedative, antispasmodiche, antinfiammatorie, tossifughe, espettoranti.

Compresse (garze piegate più volte) imbevute nel suo infuso venivano usate per massaggiare la pelle arrossata o contro le rughe e il mal di denti.