Il territorio del comune di Sicignano in età romana apparteneva al municipium di Volcei (moderna Buccino) e fu occupato da piccoli nuclei di insediamento agrario che ricadevano in una circoscrizione rurale nota come pago Narano, che comprendeva  un’area di pascolo o un fondo Sicinianus cche ha dato nome al paese medievale. L’orografia dominata dalle balze del Monte Alburno limitava, come ancor oggi, le aree coltivabili rispetto alle superfici sfruttabili per la silvicoltura e la pastorizia, che meritarono l’onore della citazione nelle Georgiche virgiliane.

Le caratteristiche del rilievo hanno condizionato anche il tracciato della  via Annia o Popilia, del II secolo a.C., che qui aveva un passo obbligato tra l’Alburno e la Serra dello Scorzo, noto in antico come Narici della Lucania (nares Lucanae), lungo l’itinerario da Capua a Reggio; ed è proprio in una locanda alle nares Lucanae che Marco Tullio Cicerone, sulla via dell’esilio, scrisse una lettera sconsolata all’amico Attico nel 58 a.C. Oggi la località si chiama Scorzo ed è attraversata dalla Statale 19 delle Calabrie, che per larghi tratti ricalca la via romana. La vicina contrada di Zuppino, più idonea all’agricoltura, ha restituito in passato una importante testimonianza epigrafica, un termine agrario che delimitava l’agro pubblico romano per effetto della legge Sempronia voluta da Tiberio Gracco (il documento epigrafico è oggi introvabile). Dalla contrada Casale provengono l’epigrafe di una sepoltura romana e un tesoretto monetale di età repubblicana; in località Tempa sono state rinvenute invece due statue funerarie femminili acefale.