In posizione strategica si trova il Castello, risalente al secolo XI, reso quasi inaccessibile dai contrafforti montuosi che ne esaltano la funzione strategica: deve la sua fama all’eccidio compiutovi da Federico II durante la congiura di Capaccio. Nel 1497, dopo la resa del principe Sanseverino, che vi si era asserragliato, fu raso al suolo. Nel corso del XVI sec. fu in parte ricostruito dalla principessa Filomarino e successivamente divenne proprietà dei Carafa. Al XVII sec. risale l’erezione di una piccola cappella, che venne consacrata alla Madonna della Consolazione (o di Castello), oggetto tuttora di venerazione il lunedì in Albis.

In posizione altrettanto arroccata si trova la Chiesa di San Leone. Tra le più antiche del paese, risalente al XII secolo, si presenta allo stato di rudere dopo un parziale crollo a seguito del sisma del 1980: si possono tuttavia ancora osservare la struttura della navata con presbiterio, arricchito di stucchi, e il campanile, nel cui vano si trovano alcuni affreschi sul tema dantesco del sole e della luna.

Un interessante monumento si trova all’imbocco del centro storico: la Chiesa di Santo Stefano. Fondata in epoca normanna, aveva in origine un prospetto frontale di origine romanica: a questo periodo appartengono i resti dell’affresco visibile sulla facciata, raffigurante il Redentore. La planimetria della chiesa si imposta su un’unica navata con cappelle laterali, a cui segue il presbiterio separato dall’aula da una balaustra a scalini in pietra di Padula, realizzata da Andrea Carrara, capomastro tra i più abili nella grande comunità di scalpellini padulesi del Settecento. Numerose sono le opere d’arte custodite all’interno della struttura: sull’altare maggiore è una tavola del pittore lucano Giovanni di Gregorio detto il Pietrafesa raffigurante la Madonna della Consolazione con i santi Agostino, Stefano, Maria Maddalena e Monica, datata 1610, così come dello stesso Maestro è ancora una tela nella cappella di San Carlo, con la Madonna delle Grazie tra i Santi Onofrio e Carlo Borromeo datata 1615. Le pareti tra i finestroni della navata sono decorate da un ciclo di affreschi con Storie del Vecchio Testamento, completato nel 1726 dal pollese Anselmo Palmieri. Nel centro storico è situata anche la Chiesa di Sant’Eustachio: fondata intorno al 1130, si presenta nel suo aspetto attuale quale frutto dei numerosi rifacimenti avvenuti tra il XVII e il XVIII secolo. A navata unica, ospita nella facciata un elegante portale di pietra di Padula, sul cui architrave è scolpita una testa di putto alato e un’epigrafe, che tramanda la memoria del restauro settecentesco: al di sopra del portale è presente uno stemma, anch’esso settecentesco, nel quale è raffigurata icasticamente la leggenda di Sant’Eustachio.

Nei pressi della piazza principale si trova la Chiesa della Santissima Annunziata. Fondata dall’Università cittadina intorno al 1330 con annesso ospedale per infermi e pellegrini, affidato all’Ordine dei Crociferi che l’abbandonarono nel 1653, nel suo aspetto attuale si presenta ad unica navata con presbiterio ed abside, ornati da stucchi del XVI sec.: un rosone presente nel prospetto potrebbe appartenere all’originaria costruzione, mentre il portale, in pietra di Padula, risale al XVIII sec. Al suo interno si conservano statue e busti di Santi, tra cui si segnalano San Biagio e San Vincenzo Ferrari, entrambe sculture lignee del XVIII sec., e ancora una tela con la Visione di Sant’Eustachio, opera del pittore di San Rufo Feliciano Mangieri datata 1790.

La Chiesa di San Pietro venne invece prescelta tra il XVII e il XVIII sec. dai Vescovi di Capaccio per le loro funzioni pastorali e liturgiche, ragion per cui i vescovi Brancaccio (1627-1625), Carafa (1639-1664) e Bonito (1667-1684) profusero notevoli sforzi nella fabbrica dell’edificio, che assurse a rango di Cattedrale: vi si celebrarono alcuni sinodi diocesani nel 1617, nel 1629 e nel 1746. Gravemente danneggiata da un incendio nel 1705, venne ristrutturata in stile barocco, finché un bombardamento aereo delle Forze alleate nel 1943 non la devastò, lasciando salva soltanto la struttura del campanile. L’attuale aspetto a tre navate è dovuto alla totale ricostruzione realizzata nel decennio che seguì la guerra.

Gli stretti rapporti con i certosini di Padula sono rappresentati dalla Grancia di San Lorenzo. Realizzata nel XVI sec. per esigenze legate all’amministrazione del vasto patrimonio della Certosa di Padula, presenta all’interno la Loggia con archi sospesa su modiglioni di pietra, addossata ad un lato del cortile quadrangolare: sul portale è scolpito il simbolo della Graticola di San Lorenzo: ha ospitato nel corso del XX secolo l’Antiquarium e la Biblioteca Comunale.

A evergetismo privato si deve invece la Cappella di San Giuseppe; eretta nel 1735 dalla ricca famiglia Bigotti, in stretto rapporto con i Certosini di Padula, rappresenta un notevole esempio di barocco salernitano per la particolare composizione architettonica e per l’apparato di stucchi. Costituita da una piccola navata con volta botte riccamente decorata da stucchi e una parte absidale ellittica delimitante il presbiterio, presenta nella facciata un notevole portale trabeato con modanature, arricchito da un fastigio a timpano e da un telaio a volute; l’altare rialzato, posto al centro dell’abside, è uno degli elementi più preziosi custoditi all’interno, per il ricercato gusto di paliotti, tarsie marmoree policrome e dossali.

Isolato dal centro abitato si trova il Convento dei Cappuccini. Fu fondato nell’ultimo quarto del XVI sec. dai frati Cappuccini, con annessa una chiesa, dedicata a Santa Maria degli Angeli: questa mostrava un’ambia navata, su di un lato della quale si aprivano quattro cappelle dalle volte a crociera, mentre l’aula, arricchita da una serie di lesene e stucchi, era adorna di numerose pitture, tra cui un ciclo settecentesco, purtroppo perduto, del pittore pollese Anselmo Palmieri. Al suo interno fu sepolto lo storiografo Costantino Gatta (1673-1741). Soppresso il convento nel 1866 e progressivamente spogliato delle sue opere d’arte, attualmente ospita un Museo Archeologico e la Biblioteca Comunale Carlo Nisi.

Posto sul monte Balzata si trova infine il Santuario di San Michele: risale al 1715, anno in cui in una più antica cappella dedicata a San Michele, che costituisce l’attuale abside, trasudò un liquido simile alla manna da un’immagine dell’Arcangelo dipinta sulla parete. L’aspetto attuale risale alla ricostruzione realizzata a seguito del terremoto del 1857: con tre navate ad archi, sui cui lati si aprono quattro cappelle, presenta sull’altare maggiore una statuetta di San Michele, che la tradizione dice esservi stata portata dal Santuario del Gargano dai contadini che si recavano in Puglia per la mietitura.

Sala Consilina: castello
Sala Consilina: chiesa di San Leone, campanile
Sala Consilina: chiesa di Santo Stefano
Sala Consilina: chiesa di Santo Stefano, campanile

 

Sala Consilina: chiesa di Sant'Eustachio

 

Sala Consilina: chiesa della Santissima Annunziata, portale
Sala Consilina: chiesa della Santissima Annunziata
Sala Consilina: chiesa di San Pietro
Sala Consilina: cappella di San Giuseppe, particolare del portale
Sala Consilina: Santuario di San Michele
Sala Consilina: Santuario di San Michele, statua di San Michele